ALTRI DÈI

    Se Dio è buono allora perché?
    Viaggio tra le dottrine che non credono nell'amore di Dio.
    Con prefazione di Giulio Mozzi

    I giorni sono cattivi
    (Ef 5, 16)
    Altri dèi è un breve excursus storico attraverso i tentativi del pensiero umano di spiegare la contraddizione fra la bontà divina e la malvagità nell'universo: la cosiddetta teodicea. In una ricerca che si svolge dall'antichità fino ai giorni nostri tentiamo di rispondere a una delle piú grandi e complesse domande con cui la fede, non solo quella cristiana ovviamente, deve fare i conti: se Dio è buono allora perchè consente il male? Altri dèi è un viaggio fra le dottrine che non credono nell'amore di Dio.
    «A che cosa si sono trovati di fronte gli uomini, fin dall'inizio della propria storia? Con che cosa devono fare i conti tutti i giorni? Con il fatto che l'amore, la gioia, il bene, il paradiso che ci aspetta, le ricompense sono solo finzioni di intere generazioni destinate a soffrire. Dal primo all'ultimo secondo la vita del mondo è una vita di paura.
    Le religioni tradizionali sono state l'aspirina con cui si è tentato di soffocare l'urlo di dolore lancinante che attraversa tutto l'universo. Anche l'essere piú fortunato del pianeta vive una sua interiorità di inevitabile sofferenza. La natura stessa, che è quanto di piú crudele possa essere concepito, strazia spietatamente altre vite per far posto a una nuova inutile vita, che poi abbandonerà a sua volta, non prima peró di averla martoriata fino alla morte. In un gioco sadico senza nessuna giustificazione. Nessuna. E l'uomo è una creatura talmente impaurita dalla natura del mondo, che non esita a definire buona proprio la causa stessa dei suoi mali».

    PREFAZIONE DI GIULIO MOZZI

    Questo libro di Andrea B. Nardi è costituito da circa 143 pagine di introduzione e da tre pagine di libro vero e proprio. E, per quanto possa sembrare bizzarro, va bene così.
    L'introduzione è, in sostanza, una serie di schede sulle diverse risposte date dall'umanità - prevalentemente, ma non solo, dall'umanità cosiddetta "occidentale", ovvero "greco-mesopotamico-ebraico-cristiana" - a una domanda non da poco: se una divinità esiste, e se questa divinità pare pensabile solo come potentissima, magari onnipotente, e fondamentalmente orientata al bene, com'è che il mondo è pieno di male? Nardi non scheda tutte le soluzioni - ci vorrebbe un'intera biblioteca - ma certamente le più significative per noi e per il nostro tempo; e il testo ha il pregio della semplicità, sia d'esposizione sia di lessico, della precisione, e soprattutto della passione. Perché si sente bene, si vede bene, che per Nardi la questione è una questione vitale. Si sente bene, si vede bene, che Nardi non fa qui collezionismo teologico, ma cerca di capire con quali carte ci si gioca la vita: tutta la vita, anche eventualmente quella eterna.
    Dalla risposta a questa domanda enorme, infatti, dipende la risposta a un'altra domanduccia: se la creatura sia libera o no (dico "la creatura" e non "l'uomo", perché la domanda può essere posta non solo sull'uomo, ma anche sul mondo intero, o sulle altre creature quali gli angeli, i demoni, gli animali, i vegetali, i virus eccetera). Infatti, stringi stringi, pare che secondo buona parte delle tradizioni il male sia stato generato da un atto di libertà. Lucifero poteva starsene lì a lodare il dio in eterno: usò la libertà, e cercò fortuna in altro modo. Eva poteva astenersi dal frutto dell'albero proibito: usò la libertà, e convinse anche Adamo a usarla, con le conseguenze che sappiamo. È legittima quindi un'altra domanda: che relazione c'è tra la libertà e il male?
    E qui si arriva, dopo le 143 pagine d'introduzione, alla sostanza del libro. A quelle tre paginette pudicamente confinate in "Appendice", nelle quali Nardi scrive un'ipotesi di risposta alle tre domande di cui. Un'ipotesi appuntata, scrive Nardi, per un eventuale "futuro studio". E l'ipotesi è, semplicemente: si è liberi solo se non si può scegliere.
    Questo libro riporta, nelle prime pagine, una breve storia. Tre condannati, due adulti e un bambino, vengono impiccati. I due adulti muoiono in fretta, il bambino agonizza mezz'ora. Tra le persone costrette ad assistere allo spettacolo, una dice: "Dov'è dunque dio?". E un'altra risponde: "È lì, appeso a quella forca". Si può leggere questa storia nichilisticamente: il dio è morto, l'hanno impiccato, e buonanotte al secchio. Si può leggerla cristianamente, ricordando che Gesù disse: "Qualunque cosa avrete fatto a questi piccoli, l'avrete fatta a me", e immaginando il dio tutto impegnato ad allestire per quelle povere persone il più confortante dei Paradisi.
    Si può leggerla anche, e forse è il modo più misterioso, pensando che solo l'agonizzante, al quale più nessuna scelta può essere offerta, gode di una libertà paragonabile a quella che attribuiamo al dio.
    Giobbe, privato di tutto e reso quasi agonizzante, fece cattivo uso della sua ultima residua possibilità di scelta: poteva interrogare, e scelse di interrogare. E fu così insistente e petulante da meritarsi uno dei più impressionanti cazziatoni di tutta la storia dell'umanità: il dio spostò una nube di qua e una nube di là, si affacciò dall'alto dei cieli, e disse: "Io sono il dio, e pertanto faccio quello che voglio. Chi sei tu per chiedermi conto?". Mentiva, naturalmente, il buon dio, mentiva per bontà, per non terrorizzare Giobbe: egli, infatti, il dio, poiché è libero, non può scegliere, non ha nessuna scelta, e quindi nemmeno vuole, letteralmente, nulla. Onnipotente, ottuso e impavido abita nel cielo - e, per un amore incomprensibile, non abbandona gli umani.

    Disponibile on-line su: Eumeswil Edizioni